martedì, 27 febbraio 2007
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sanremo

A   Sanremo in passerella.

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mercoledì, 21 febbraio 2007
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La giornata volgeva al termine, Eliszabeh guardava l'orizzonte assorta nei meandri dei suoi pensieri...

Pensava alla sua vita a come l'aveva vissuta fino allora, alle scelte che aveva fatto a cosa l'avevano portata, e alle sue rinunce.

Alla soglia dei quarant'anni Liz si sentiva persa.

Ma non capiva il perchè!

Si era data anima e corpo al suo lavoro, ma non aveva ottenuto molto.

Elizabet Mc Vescont era la classica donna in carriera, molto bella, ma non si era mai curata di questo, nascondeva i suoi grandi occhi verdi dietro un paio di occhiali da vista, non aveva mai amato le lenti a contatto,  e gli occhiali non le donavano molto, ma lei non se ne curava, era una tipa molto pragmatica.
Fin da piccola aveva ben chiara la sua passione:
La ricerca.
O meglio lo capì quella volta che vide un laboratorio di chimica in gita con la scuola, tutte quelle provette,
quel profumo di disinfettante, e poi la frase del ricercatore che colpì la sua fantasia di bambina:
--Qui è possibile in futuro fare cose mirabolanti--
La sua mente di bambina incominciò a fantasticare
si ritrovò già grande con indosso un camice e l'aria seria a scrutare tra i microscopi ...per poi esultare " Eureka!  ho trovato! "

Liz sorrideva mentre pensava quando poi disse ai genitori le sue intenzioni le loro faccie perplesse, perchè lei non era mai stata una cima in nessuna materia, ma anni dopo quando vinse la borsa di studio in chimica  sorprese tutti, pure se stessa anche se ci aveva creduto fino all'ultimo.
Divenne poi dottoressa, ma non fu facile, I suoi non erano molto ricchi, sua madre lavorava come commessa in una farmacia di Brooklyn e suo padre era impiegato in un'agenzia di viaggi, era figlio però di un facoltoso banchiere di Mannattan, il quale non vedeva di buon occhio la relazione del figlio con una umile commessa di origine italiana, così egli preferì andarsene di casa e rinunciare agli agi della vita di unico erede di una dinastia di bancari.

Ora era una donna affermata, famosa  non per le sue scoperte, ma per aver ereditato una fortuna dal nonno che seppur non l'aveva mai voluta conoscere le aveva lasciato molti dei suoi beni.

Come per esempio l'attico al prestigioso edificio del 145 di Central Park West dove si era trasferita a vivere.
 
Il resto lo aveva lasciato ai suoi genitori loro se lo meritavano per quel che le avevano dato per come l'avevano cresciuta, non l'avevano mai scoraggiata nelle difficoltà l'avevano sempre sostenuta, anche quella volta che grazie ad un docente a lei avverso
quasi non passava l'esame definitivo per i suoi obbiettivi...

Ma ora Elizabeth si sentiva davanti ad un bivio.

A veva in mano quella lettera che le era arrivata quel mattino, mai e poi mai avrebbe immaginato quel che le era capitato.

Anni prima Liz aveva donato gli ovuli, lo fece per la scienza, oppure perchè presa com'era dal suo lavoro non pensava di avere una famiglia propia così le piaceva l'idea che qualcuno col suo genoma potesse girare per il mondo continuando la discendenza dei suoi geni, ma quasi se l'era dimenticato.
Finchè quel mattino le venne recapitata una raccomandata, cosa piuttosto rara ultimamente con l'avvento di internet.
Era scritta in bella grafia su cartoncino rosa, gliela mandava una donna che diceva di avere usato i suoi ovuli, e che da loro aveva avuto due gemelli e che la voleva incontrare.

Ma perchè? e poi non dovevano essere anonimi? Domanda a cui Liz aveva già dato una risposta,
non è così poi impossibile risalire alla donatrice con una buona agenzia investigativa.
Le aveva dato appuntamento in Central Park alle diciotto vicino al laghetto dei cigni.

Per quale motivo ? Si chiese.

 

 


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mercoledì, 14 febbraio 2007
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papapluto

A te...

  A te...che mi hai voluto

  A te...che mi hai avuto

  A te...che nonostante tutto mi sopporti

  A te...che non mi hai mai regalato un fiore

  e nemmeno un cioccolatino

  ma che non passa mai un giorno senza che tu non abbia fatto qualcosa per me, che vale più di mille rose rosse...

  A te...che sei un padre meraviglioso

  A te...che sei grande grande grande...

 TI AMO.

 Cristiana.

 Grande, Grande, Grande

 

Con te dovrò combattere
non ti si può pigliare come sei
i tuoi difetti son talmente tanti
che nemmeno tu li sai.
Sei peggio di un bambino capriccioso
la vuoi sempre vinta tu,
sei l'uomo più egoista e prepotente
che abbia conosciuto mai.
Ma c'è di buono che al momento giusto
tu sai diventare un altro,
in un attimo tu
sei grande, grande, grande, le mie pene
non me le ricordo più.
Io vedo tutte quante le mie amiche
son tranquille più di me,
non devono discutere ogni cosa
come tu fai fare a me,
ricevono regali e rose rosse
per il loro compleanno
dicon sempre di sì
non hanno mai problemi e son convinte
che la vita è tutta lì.
Invece no, invece no
la vita è quella che tu dai a me,
in guerra tutti i giorni sono viva
sono come piace a te.
Ti odio poi ti amo poi ti amo, poi ti odio, poi ti amo,
non lasciarmi mai più
sei grande, grande, grande
come te sei grande solamente tu.
ti odio poi ti amo poi ti amo , poi ti odio poi ti amo
non lasciarmi mai più
sei grande, grande, grande
come te sei grande solamente tu

 

 

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lunedì, 05 febbraio 2007
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..DRIIIInn.....  suona la vecchia svegliona sul comodino di Robert Buks, brillante agente di commecio quarantenne divorziato. Tiger salta sul letto festoso e comincia aleccargli la faccia.

- Mmm...Tiger...lo so..lo so...anchio ti voglio tanto bene...ma uff oggi è sabato...

Tiger uno splendido danese di  otto mesi non ne vuole sapere, e incomincia ad abbaiare rumorosamente, per far capire all'amato padrone che è urgente la cosa, almeno per lui.

- Uff! va bene arrivo, ma l'hai caricata tu la sveglia ieri? oooh... ormai faccio le cose per abitudine.

Tiger lo guarda inclinando la testa come per dire: - Ma cosa stai dicendo?

Finalmente Robert si decide ad alzarsi, guarda l'ora sono appena le sei, in pieno inverno, una luce azzurrina filtra dalle imposte chiuse, Tiger è quasi disperato e continua ad abbaiare per uscire questa volta con una sottile aria di minaccia, anche perchè comincia ad annusare in giro, allora Robert si affretta ad aprire la porta per la felicità del botolo.

Tira una rapida occhiata verso l'esterno e ringrazia il cielo che è sabato e non deve andare a lavorare, il viale le strade tutto era imbiancato coperto da un soffice manto di neve. Richiude  andando con la mente a dove aveva lasciato l'ultima volta la pala spalaneve ...forse in cantina oppure anche quella se l'era presa lei...

Già, nota dolente, era divorziato da quasi un anno ormai ma il cuore gli faceva ancora male, lei gli aveva dato del fallito, perchè non riuscivano ad avere figli, e a Robert, che a lei ci teneva come teneva a tutto quel che avevano costruito in sieme in dieci anni di matrimonio, quel "fallito" gli bruciava ancora, e quando ci pensava i suoi occhi si riempivano di lacrime, per averla persa, per quello che non era stato per tutto. Ma sopprattutto perchè lui non si sentiva affatto un fallito, aveva un buon lavoro con un guadagno più che dignitoso,  aveva anche fatto degli esami e nel suo seme non cera nulla che non andava, anzi.  L'unica cosa che era veramente fallita era il matrimonio, naufragato forse, dal distacco progressivo di loro due, o forse è così che doveva andare.

Il sibilo della teiera lo destò dai suoi pensieri, si asciugò il viso con la manica del pigiama e si versò il caffè pensando<<Vorrei propio che da oggi qualcosa cambiasse, in meglio>>

Quel pensiero ogni tanto lo ripeteva come un mantra, specialmente dall'ultima volta circa otto mesi prima, quando ubriaco una sera rispose al telefono, era il suo amico veterinario che lo chiamava per un urgenza. Si buttò subito sotto la doccia gelata per destarsi, era propio in un brutto periodo, Fran, la sua ex-moglie se n'era andata da pochi mesi lasciandolo nella disperazione più totale, passava le serate a riempirsi di birra e superalcolici e quella sera in particolare formulò quello che poi divenne il suo pensiero preferito.

Giorge era il suo miglior amico e dirigeva una clinica per animali, quando aveva un urgenza e aveva bisogno di aiuto fuori orario chiamava sempre Robert che da  buon animalista convinto correva all'istante.

- Che succede Gio' ? - Chiese entrando di corsa.

- Guarda che meraviglia - Rispose con enfasi Il veterinario, aveva in mano una cesta con circa otto cuccioli appena nati. - Sono nati due giorni fa, ma la loro mamma non ce la fa ad allattarli tutti, ne ha messo in disparte uno.

- Ah, mi dispiace, ma io cosa posso farci? - Domandò ficcando il naso nella cesta e accarezzando i cuccioli.

- Ti andrebbe da fare da "mammo" ad un piccolo danese?

- Io ma non so proipio da dove cominciare, poi non so sai il lavoro... - tergiversò, ma non fu molto convincente, infatti quando gli mise in mano il cucciolotto in questione, - Passami una siringa e del latte - Propose.

Da allora il cucciolo divenne la sua ragione di vita,  e la sua salvezza, sarebbe caduto di certo nel baratro se non fosse per lui....

Tiger abbaiava e saltava  quasi impazzito dalla gioia era la sua prima neve e col suo fare aveva attirato fuori di casa il suo padrone, che anche per dovere, armato di spala neve incominciò un po' controvoglia a darsi da fare.

Tiger era incontenibile e robert non aveva per niente voglia prese un po' di neve a la tirò al cane che per nulla sorpreso aprì la bocca e la inghiottì, poi ricominciò a correre e saltò con le zampe anteriori sulle spalle di Robert lo buttò a terra e lo leccò come per dire <<vuoi la guerra?>>

- Ok ok basta basta ho capito, - si alzò a fatica, in mezzo alla neve ridendo, il suo sguardo venne attirato dalla leva della cassetta della poste che era abbassata, segno che era piena.

Tra le varie bollette pubblicità spiccava una busta in carta rosa scritta in bella grafia a mano, una lettera d'altri tempi. chissà chi la mandava...

CONTINUA...

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scervellato da: unachicca alle ore 13:04 | Permalink | commenti (20)
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